Troppo facile criticare
Di Antonella Bertolini

 

Troppo facile criticare e farlo in un momento delicato come quello che stiamo vivendo. Vero. Sono capaci tutti. Come troppo facile è avere la responsabilità di un Paese o essere a capo della divisione Malattie trasmissibili dell’ufficio federale dellà sanità pubblica, solo quando tutto è tranquillo e il sistema funziona a meraviglia, quando le rose sono in fiore, le tasche piene e il pensiero di un’epidemia è solo un incubo lontano.

 

Nel bene e nel male

Nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia. O almeno così dovrebbe essere. Eppure non sembra riescano a dare il meglio di sé le nostre autorità, a iniziare da quelle federali e poi giù a cascata fino a quelle cantonali. Quelle comunali, in alcuni casi si sono a distanziate con atti coraggiosi, riuscendo perfino a trasgredire le direttive venute dall’alto. Con l’appoggio di tutti, ma anche con la minaccia di sanzioni. A San Giuseppe è arrivato finalmente in visita il Consigliere federale Alain Berset a Palazzo delle Orsoline a Bellinzona. Non era ancora sceso nessuno da Berna, se escludiamo Daniel Koch, capo della divisione malattie trasmissibili della Confederazione. 

 

Cosa dobbiamo fare?

Di solito Berset, in Ticino lo si vedeva ad agosto. In Piazza grande al Festival del film di Locarno. Ad accoglierlo, pochi giorni fa, il Consiglio di Stato in corpore. Forse il bel Alain avrebbe anche potuto rimanersene a casa. Così si evitava un inutile assembramento. Tanto più se la visita era giusto per sentirsi dire di rimanere a casa e per seguire le regole che, per primo, il Ticino ha adottato. Terremo duro signor Consigliere federale. E lo sappiamo bene che “è tutto nelle nostre mani”. Intanto c’è del personale sanitario che a casa non può neppure andare, animatori radiofonici che con la loro voce ci tengono compagnia tutto il giorno, giornalisti che ci informano, polizia che veglia sugli idioti di turno, commesse, operatori ecologici e tutti coloro che lavorano in quei servizi indispensabili che ci permettono di continuare a vivere. 

 

Capitano, mio capitano

Di fondo però ci troviamo tutti sulla stessa barca a remare, noi lo facciamo ogni giorno, ognuno come può, ma chi è al timone dovrebbe almeno cercare di essere all’altezza del suo ruolo, senza incagliarsi da qualche parte rischiando di finire tutti alla deriva. Essere all’altezza, riuscire ad avere empatia, non sottovalutare, non procrastinare. Magari anche rendendosi conto che a questo punto gli appelli non hanno più un gran senso. Ascoltati solo da chi li vuole sentire. Un senso di impotenza mi assale nel vedere chi ancora prende con leggerezza le raccomandazioni e i divieti. Come quelli che per esorcizzare il momento di crisi organizzano una grigliata di gruppo. Quelli che mandano i figli al parchetto, tanto per farli stare in compagnia. In questo caso sta all’autorità adottare nuove norme, per chi ancora relativizza. Noi possiamo fare ben poco. 

 

Tre testimonial 

È il primo giorno di primavera, ascolto alla radio Simonetta Sommaruga che nella sua lettera aperta ci parla di “conseguenze devastanti”, del Consiglio federale che lavora giorno e notte per trovare delle soluzioni e ora, sul suo profilo Instagram Alain Berset sottolinea l’importanza di stare a a casa, ricorrendo a tre volti noti per chiederci “E voi cosa fate?”e per dirci “state a casa”, Christa Rigozzi, Stress e Roger Federer, perché il Consiglio federale, l’unico esempio di governo direttoriale che prende decisioni collegiali, non ce la fa a farlo rispettare. Ascolto, scrivo e mi viene da piangere. Poi penso a chi non se lo può permettere. Pochi giorni fa l’Italia ha superato in numero di morti della Cina. Una dura soglia psicologica, ma un’inevitabile terribile traguardo, malgrado l’Italia abbia assunto degli atteggiamenti e delle ordinanze molto prima e molto più severe delle nostre. 

 

Conto su di me

Qui prevale ancora la linea soft. Siamo soft in tutti i sensi, perché non si sa mai, perché poi se qualcuno s’incazza, se l’economia rallenta troppo. E poi se, e poi ma. Manca solo qualche boh. Ora l’ennesima bacchettata da Berna. È illegale la chiusura delle imprese. Ne riparleremo quando anche a Berna dovranno far fronte all’emergenza, come stiamo facendo noi da qualche settimana. Non vengano però in Ticino a rincuorarci. O peggio a lodarci. Se qualcuno credeva che avremmo fatto da barriera tra l’Italia e oltre Gottardo si sbagliava di grosso. Il virus è ormai ovunque ed è solo questione di tempo. “Il Consiglio federale e la Svizzera contano su di voi”. Almeno loro ce l’hanno qualcuno su cui poter contare. Io conto, in primis, su di me. Voi fate altrettanto per il bene nostro e dei nostri cari, di familiari, amici e conoscenti.