È il virus che ci cambia la vita
Di Antonella Bertolini

Tanta preoccupazione e incertezza riguardo al futuro. Un po’ di paura. Panico moderato. Momenti difficili. Non è una passeggiata per chi è abituato a vivere in un clima di certezza. Quindi non lo è per tutti noi.

Il virus dell’insicurezza

C’è però chi lo vive costantemente questo stato di insicurezza e di precarietà. Chi sopravvive alle catastrofi. Noi no, queste insicurezze non le conosciamo. I nostri problemi sono altri. Altri, ma pur sempre problemi. Grandi e piccoli. Familiari o di salute. E l’emergenza coronavirus con la quale siamo confrontati oggi, ce lo sta dimostrando. Siamo immersi in una cosa nuova, in una situazione inedita, alla quale non siamo abituati, a una limitazione della libertà. Una gran scocciatura sì, ma che anche una sana paura. Ed è giusto così. Da che mondo è mondo è lei che ci fa reagire in modo adeguato, ci salva dai predatori, ci rende responsabili, ci protegge dal peggio. La paura sì. Il panico no.

 

Disturbati nella nostra quotidianità

Siamo esagerati? Chi lo può dire? Ognuno reagisce come può. Chi si fa prendere dal panico, perchè non sa e chi si sente onnipotente ed invincibile perché crede di sapere tutto. Ma forse questo non è il momento di trasgredire a tutti i costi, e non è neanche quello dell’incoscienza. Come non è il caso di voler dimostrare adesso di essere fighi ad ogni costo. Avremo tempo più avanti, quando la normalità ritrovata ci farà forse dimenticare tutto quanto abbiamo imparato in questo periodo ricco di opportunità. In fondo non veniamo sottoposti a sacrifici immani. Qualche aperitivo in meno. Incursioni brevi e sporadiche nei negozi. Poca aggregazione, contatti diversi e tanto buon senso. Si può rimanere moderatamente ottimisti, si può anche sdrammatizzare a piacere, ma non si può prendere sottogamba la situazione. In nessun caso. Non ora.

 

Diamoci un’opportunità

Siamo uniti, o almeno dovremmo. Per noi e per gli altri. Come fare? Si evita tutto l’evitabile e si tralascia l’inutile. Nulla è indispensabile. È ufficiale, non serve essere dei supereroi per tossire nella piega del gomito, per non starnutire in faccia alla gente e neanche per lavarsi le mani un po’ più spesso. Basta poco. Ridimensionare tutto per un po’, anche noi stessi e rivalutare la nostra fragilità forse non è poi così tanto male. Far emergere la nostra capacità di adattarci al mondo circostante, senza che sia il mondo ad adattarsi a noi. Convivere con le fobie. Sopravvivere alle psicosi. Misurare le paure. Finalmente viene di nuovo utilizzato, o almeno così dovrebbe, il vecchio buon senso. Personale, civico e sociale. 

 

Buoni propositi e cattive abitudini

In tutto questo volar di virus, per una volta l’America è arrivata seconda, registrando i primi contagi qualche giorno dopo l’Europa. Ma anche Trump – e questa sembra essere la vera notizia – sembra aver capito che il virus non se ne andrà come per incanto. La Cina intanto torna a vedere il cielo un po’ più blu. Anche l’ottimismo marziano del Governo ticinese affiancato dalla sua immancabile task force che a uno sputo dalla zona rossa, con il maggior numero di casi in Europa, fino all’altro ieri teneva aperto tutto, scuole, negozi, bar e ristoranti, ha dovuto cedere di fronte all’appello alla responsabilità. Perché se EOC, Clinica Moncucco e ordine dei medici avvisano dell’imminente arrivo di uno tsunami, non è più il momento di starsene beati in spiaggia, a un passo dal mare. Non è dato sapere se l’abbiano fatto per infondere ottimismo o seminare panico. Di sicuro c’è che per loro fortuna le elezioni in arrivo sono quelle comunali. Perché altrimenti questa sarebbe da considerarsi come la campagna elettorale più fallimentare di sempre. 

 

Imprevedibile e insondabile 

Dar spazio alla fragilità delle emozioni, liberarci dalla morsa dell’abitudine e riscoprire i rapporti sociali. Perché no? Forse è questa la vera rivoluzione. Alcuni giorni fa, Berset, conclusa la quotidiana conferenza stampa ha ceduto alla forza dell’abitudine, porgendo la mano a chi gli stava vicino. Condizionamenti e abitudini. In questo periodo però ci vediamo obbligati a liberarci da tutto ciò.  Resettiamoci e impegnamoci a coltivare la nostra responsabilità individuale, senza delegare ad altri il nostro bene, ma soprattutto il male che ci circonda. Potremmo trovarci sdi fronte a un insegnamento, a un’opportunità imprevedibile e insondabile. E se da tutto ciò ne traessimo una lezione? In fondo abbiamo ancora tanto da imparare e chissà, forse potremmo anche rimanere incredibilmente sorpresi dalla nostra capacità di apprendimento.